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Nell'avvolgente silenzio di una sala deserta, luci naturali e artificiali accarezzano una delle sculture più famose nel mondo.
Un rimbalzo di sensazioni mi pervade: un'opera così grande e incompiuta incrina i miei poveri schemi, ogni segno di scalpello testimonia una storia misconosciuta, destinata a perpetuarsi in un enigma irrisolvibile.

In questa atmosfera sospesa fra la materiale evidenza di un marmo e il timore di qualcosa di incomprensibile avverto una forte presenza, quasi palpabile, che oggi abita quella stanza e chissà quali altre in futuro, che posa i suoi non-sguardi sui visitatori da centinaia di anni, e in un certo senso nell'eternità.
Mi è impossibile renderla riportando fedelmente le rughe della roccia o le espressioni appena abbozzate. Socchiudo quindi gli occhi, giro intorno all'opera, le sfilo di lato, la vedo quasi animarsi: le forme si sfaldano, appaiono e scompaiono, le linee ondeggiano fra l'idea prima dell'autore e un inimmaginabile aspetto compiuto.
Questa evanescenza è il comune denominatore che mi ha consentito di cogliere quali doni visuali inaspettate suggestioni e indizi di significato.

La serie è composta da singoli scatti, senza sovrapposizioni.
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Pietà

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