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Da vecchie lastre fotografiche in vetro, già ritoccate all'origine e poi degradate nel tempo, sono riemerse le espressioni di vite vissute in un lontano passato.
Non le ho ripulite né fisicamente né digitalmente, ma ho lasciato che lo sfregio chimico filtrasse quanto nascosto da un secolo: sguardi, sogni, incubi, ambiguità.

I segni dell'incuria e i mille rivoli dell'antico ritocco sui visi si sono intrecciati sul confine fra rivelazione e creazione, dove mute presenze sono apparse in una loro misteriosa e insondabile essenza.

E il gioco positivo - negativo ha restituito, forse, anche indizi misconosciuti della loro umanità, quelli che una fotografia nel giorno di festa o del matrimonio
copriva sotto la maschera serena di una posa perfetta.
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